Recensioni:

Batman: Arkham Asylum

Ed è così che Arkham Asylum si becca l’onore del primo post sul blog. Perché? Perché è stato il mio primo gioco su PS3, e quindi sta su un mio personale traguardo di videogiocatore, con ancora i coriandoli che svolazzano. Sì perché parliamoci chiaro, sarà che il primo gioco di una nuova console non si scorda mai (argomento che dovrò ripescare prima o poi), ma il signorino in questione a suo tempo fece un bel botto. Ma andiamo per ordine.

Era il tempo in cui dovevo ancora abituarmi a un joypad senza fili quando l’egregio Mr. Mariu (il mio amico spacciatore personale di giochi-che-non-ho-ancora-comprato-ma-che-magari-poi-compro) mi prestò il gioco. Ci tenevo che fosse questo “il primo”, principalmente per il gran bene che ne avevo sentito strombettare sui vari siti. E poi perché è Batman, ’nuff said.

Vi risparmio lo sbavaggio iniziale da impatto con la grafica da nuova generazione e salto subito alla prima cosa che saltò all’attenzione: Che cacchio è successo alla telecamera?!”, mi dico dilatando le palpebre perplesso e inclinando la testa di lato.
Penso di aver giocato a parecchi action, ma una visuale in terza persona asimmetrica non l’avevo mai vista, e un po’ faceva specie. Per uno come il sottoscritto a cui i giochi in prima persona sono sempre stati antipatici quella via di mezzo non prometteva bene… Ma bastò poco tempo per abituarmi e anzi rendermi conto che anzi dava una prospettiva davvero unica.

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La cosa che difficilmente scorderò sono le prime ore di gioco. Non sapendo ancora cosa aspettarmi, i corridoi del manicomio mi mettevano addosso una strizza assurda.
Stavo camminando in un manicomio fuori controllo, ed ero convinto che già da subito mi sarei ritrovato dietro ogni angolo i pazzi-maniaci-omicidi-conlabavaallabocca di Arkham, quindi avevo addosso una tensione da Silent Hill che te dico spostate.
Poi pian piano ho capito che la cosa peggiore in cui potessi imbattermi (almeno all’inizio) erano gli scagnozzi del Joker in gruppi.

No ‘spè, ho detto “la cosa peggiore”? Ritiro tutto. Perché prendere a cazzottoni i suddetti energumeni si è rivelato da subito una gran ficata! I movimenti e i colpi del pipistrellone (oddio no, così suona troppo male) del Cavaliere Oscuro sono fluidi, sufficientemente realistici e dannatamente spettacolari.
“Spettacolari”: una cosa che difficilmente viene realizzata bene in un videogioco di supereroi, perché solitamente vengono messe a disposizione solo azioni basilari, che semplicemente non rendono giustizia. E poi non so voi, ma nei giochi passati certi sistemi di collisione sbilenchi con cui ti ritrovavi a tirare pugni al vento (prima di abituarti) ti facevano sembrare un idiota piuttosto che un supereroe. Qui invece le azzuffate sono gestite splendidamente: l’enfasi è sul tempismo dei tasti di attacco e difesa piuttosto che su scomode combinazioni di comandi.
Voi ci mettete il tempismo e il gioco ci mette la batfigaggine, facendo compiere al nostro pluricinturanerato eroe attacchi e acrobazie davvero esaltanti da vedere. È vero che inizialmente l’abilità marziale di Batman collegata a soli due-tre tasti mi ha fatto pensare:
“ma dai, troppo facile!” ma era tutto troppo fico per lamentarsi. Fico e soddisfacente, al punto che dopo i rallenty che esaltano il colpo decisivo degli scontri era difficile trattenersi dall’urlare BECAUSE I’M BATMAAAAN! (da pronunciarsi con la voce da HISHE, spero sappiate di cosa parlo.)
Poi va be’, erano pure i primi sfigati disarmati, le cose diventano più interessanti avanzando. Oddio, più interessanti sì, ma neanche troppo difficili ecco; gli scagnozzi del gioco di certo non brillano per acume o efficacia della visuale.

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Quello che ho apprezzato maggiormente è che il battle system riesce a rendere semplice e intuitiva la gestione dei combattimenti di massa, una cosa su cui solitamente qualsiasi altro gioco di questo tipo trova le difficoltà maggiori.
La semplicità dei comandi che premia il tempismo piuttosto che l’imput di combinazioni di comandi è un’ottima idea. Come lo è stato creare un sistema che superasse decentemente lo storico lock-on.

In sostanza è stato un crescendo di soddisfazione, soprattutto il misto con le sessioni stealth. Mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca alcune battaglie con i boss, ma non me la sento di evidenziare le pagliuzze. Anche perché ci sono alcune perle come gli scontri con lo Spaventapasseri che meritano veramente tanto.
In generale tutto il gameplay è costruito sulle effettive capacità di Batman, e lo fa in modo talmente efficace da farti “sentire”  Batman mentre giochi. Non c’è più la sensazione di comandare un modello poligonale che mena e si muove più o meno come potrebbe fare un altro supereroe a caso. Oh! non è un traguardo da poco eh!

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Poi va be’, la storia. Finalmente qualcosa di serio e non una roba trita e ritrita o copia-incollata da un film. I dialoghi col Joker sono talmente ben fatti da rubare in più di un’occasione la scena al protagonista.
Più ci si addentra nel manicomio e nell’intreccio e più la storia ti trascina con sé. Riesce a farti sentire addosso la pressione di certe situazioni, senza però gettarti nella disperazione; cioè rimane sempre la consapevolezza che comunque sei il fottuto Batman, quindi se rimani concentrato puoi affrontare tutto.
È uno dei pochi giochi che, per lo sprint finale, mi ha tenuto sveglio fino all’alba per vedere come andava a finire, e non è una cosa che succede facilmente.

Vorrei poter chiudere in modo non scontato, ma sarebbe difficile. Batman: Arkham Asylum è semplicemente uno dei migliori giochi action di questa generazione. E il sottoscritto lo considera un fottuto capolavoro.

Se siete interessati a leggere la mia recensione serious and professional:

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