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Dragon Trainer 2

Dragon Trainer 2 head

Lunedì 11 ho avuto modo di vedere l’anteprima di Dragon Trainer 2 (o “How to Train Your Dragon 2”, per i puristi).
Premetto che il primo film a suo tempo mi piacque non poco, e rientra tra i miei preferiti della DreamWorks insieme a Shrek e Kung Fu Panda. Pur nel suo essere un film di animazione destinato ad un pubblico giovane, vi ho trovato tematiche valide, una dose sufficiente di controversia – in quanti film di animazione è presente una mutilazione? -, e poi ammetto di avere un debole per i draghi (anche se in questo caso a parte Sdentato gli altri erano ben poco epici, quindi non sono troppo di parte, stavolta).

Questo seguito mi ha soddisfatto, ma lasciandomi un “retrogusto amaro” che mi ha fatto pensare che il film avrebbe potuto essere molto di più. Vediamo di spiegarmi con ordine.

HOW TO TRAIN YOUR DRAGON 2

Breve incipit sulla storia.
Sono passati cinque anni dagli eventi del primo film. Draghi e vichinghi vanno d’amore e d’accordo, Hiccup e Sdentato sono più amiconi che mai, Stoick è fiero del figlio allevadraghi e comincia a fargli pressioni per farlo suo successore a capo del villaggio di Berk. La prospettiva però non è per niente allettante per Hiccup, che preferisce essere libero e dedicarsi all’esplorazione del mondo. Proprio durante una sua escursione insieme alla fidanzatina Astrid si imbatte in alcuni cacciatori di draghi, dai quali vengono a sapere che un certo Drago Bludvist (ragazzi che originalità il nome!) sta radunando un esercito di draghi, e non ci vuole un genio per capire che non è per buone intenzioni.
Non vi dico come, quando o perché, ma ad un certo punto Hiccup incrocerà la strada di un altro cavaliere di draghi di nome Valka. Sì lo so che è un’info scollegata a cazzo, ma non mi piace spoilerarvi roba (come invece fanno i trailer, che vi consiglio di NON guardare).

Innanzitutto la mancanza di Chris Sanders alla regia si fa sentire abbastanza, anche se Dean DeBlois se la cava bene e non perde di vista il feeling del film precedente.
Sulla carta il film ha una sua completezza di temi e si allinea come naturale espansione del primo film. Hiccup è ancora alla ricerca di sé stesso, conteso tra le responsabilità del suo retaggio e l’istinto che lo spinge più verso il suo talento naturale: il rapporto con i draghi.
Il suo distintivo coraggio di ribellarsi a quello che tutti si aspetterebbero da lui rimane intatto e anzi matura con forza e convinzione in un contesto ben più duro com’è quello della guerra (in cui gli autori si “permettono” anche un riferimento politico).
Il film ha tutto: passione, amore, dramma e azione a volontà.

Dragon Trainer 02

I problemi iniziano quando la sceneggiatura comincia a traballare sotto il peso delle ottime premesse iniziali.
Non intendo lamentarmi, come altri hanno fatto, della mancata originalità che aveva caratterizzato il primo film (è un seguito signori, siamo seri), ma del fatto che da un certo punto in poi risulta abbastanza evidente che qualcosa non torna. La sensazione che qualcosa sia stato tolto, cambiato, riadattato e rimesso sui binari “sicuri” di una struttura classica da film di animazione.
Del resto sappiamo che la sceneggiatura è stata rimaneggiata più volte nel corso della realizzazione, sicuramente per evitare che il film risultasse troppo “coraggioso” e controverso, poco adatto ai rEgazzini in sala.

Il risultato è una serie di “zoppichii” che vanno da plot hole poco convincenti a un antagonista abbastanza stereotipato e privo di un background convincente (e soprassediamo sugli amici di Hiccup che non riescono a emergere dal ruolo di macchiette di contorno).

Per il resto tecnicamente siamo di fronte a uno spettacolo per occhi e orecchie. La resa grafica è quanto di meglio l’animazione digitale ha da offrire al giorno d’oggi, e questo vale per qualità di dettagli, nitidezza e animazione delle coreografie d’azione.
Inoltre abbiamo ancora Roger Deakins alla consulenza visiva, e scusate.
John Powell torna alla composizione della colonna sonora, come pure Jónsi dei Sigur Rós al microfono in ben tre brani vocali. Quindi anche da questo punto di vista niente da eccepire.

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Dragon Trainer 2 a conti fatti è un ottimo film d’animazione, con una narrativa comunque capace di rendere memorabili ed efficaci anche svolte magari prevedibili, e di far sorridere con l’umorismo scanzonato e le tenerosie con i draghi (anche se forse si cerca troppo di suscitare facili “Aww” del pubblico; ma chi se ne lamenta in fondo?)
È una pellicola fedele al suo predecessore, che prosegue la sua strada senza osare più di tanto, ma che risulta in ogni caso piacevole.

Il retrogusto amaro riguarda il fatto che… bello sì, ma avrebbe potuto essere molto di più.
Se avesse potuto/voluto avere la forza di proporre una storia dai risvolti meno semplicistici, invece di rientrare nel buonismo da target sicuro, starei qui a parlare di un vero capolavoro, che mi avrebbe fatto attendere il terzo capitolo della trilogia in programma con un hype decisamente diverso.

 

SPOILER

Zona per chi ha già visto il film e ha voglia di leggere qualcosa di più sostanzioso sui risvolti mancati del film.

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I rumor più insistenti – che non sembrano per niente esagerati, se si analizza il film – parlano di come originariamente la madre di Hiccup fosse l’antagonista del film, fautrice della libertà incondizionata dei draghi, in opposizione al marito che ha sempre favorito la sicurezza del villaggio anche al costo dello sterminio delle creature alate.
Credo a questi rumor? Sinceramente sì, perché basta poco per notare che un simile concept “torna” e si incastra molto meglio della storia vista sullo schermo.
Non esiste un motivo convincente per cui Valka, viva e vegeta, non sia mai tornata al villaggio dagli amati marito e figlio; la sua motivazione (quella di non essere capita per il suo pacifismo) suona molto fiacca.
Inoltre diciamolo, la sua apparizione mascherata tra le nuvole (vero e proprio tributo a Miyazaki, peraltro), nonché il suo atteggiamento stralunato durante l’incontro col figlio, si sarebbero adattati perfettamente ad un antagonista dalla visione estremizzata e poco conciliante con gli umani.

Anche il modo in cui Hiccup trova la risposta alla ricerca di sé stesso sarebbe stata molto più interessante; sarebbe potuta essere una sintesi e conciliazione tra gli estremi che i suoi genitori rappresentano: Stoick che parteggia per la “civile” Berk, pronto a sacrificare i draghi (la Natura) per la sua sicurezza; e Valka, estremista naturalista, che ha rinnegato la propria appartenenza agli umani (tanto da abbandonare la propria famiglia) per parteggiare unicamente con i draghi.

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Purtroppo la prospettiva di inserire una madre che abbandona il proprio figlio e la propria famiglia non deve essere piaciuta ai piani alti, che avranno imposto di impedire che Valka fosse l’antagonista della vicenda.
Peccato, perché anche se la scena di riconciliazione dei due coniugi vichinghi è romantica ed emozionante, è anche vero che risulta “troppo facile”. Il loro supposto ruolo originario avrebbe dato luogo ad un interessante conflitto, sia tra di loro – evidenziando gli estremi che rappresentano – che interiore al protagonista. In questo modo invece il conflitto viene a mancare e la “rivelazione” di Hiccup risulta meno potente narrativamente: alla fine del film lui sa chi è perché sì, perché la situazione ce lo ha portato.

Anche il suo rapporto con Sdentato manca di evoluzione. I due partono amiconi e finiscono come hanno iniziato. L’unica scena di “rottura” è frutto di una non-scelta per colpa dell’ipnosi del drago Alpha del cattivone.
Originariamente, invece, sembra che anche la Furia Buia sarebbe stata messa di fronte a un dilemma interiore: rimanere fedele al suo amico o schierarsi (volontariamente) con l’Alpha e la specie dei draghi. Anche per lui quindi viene meno un dilemma e quindi un’evoluzione, sia personale che di relazione con Hiccup.

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Con questi elementi la DreamWorks avrebbe potuto scegliere, per una volta, di cagare in testa al buonismo disneyano (che, piaccia o non piaccia, a volte stucca; e non parlo da detrattore) e proporre una vera alternativa nel genere, più tendente al maturo e al passo coi tempi.

Detto questo, il compromesso scelto è comunque accettabile in fin dei conti. Non posso dire che il film sia del tutto rovinato, anzi. Sospiri da “se fosse stato” a parte, Dragon Trainer 2 mi è piaciuto ed è un raro esempio di seguito che non delude.