Recensioni:

Doctor Who 8×04 “Listen”

Doctor Who 8x04 Listen

Già dall’anteprima alla fine dell’episodio scorso si era capito che “Listen” sarebbe stato molto diverso e particolarmente spooky. Quindi uno come me, che sospira ancora per alcune puntate piene zeppe di tensione dell’epoca d’oro della serie, ha passato una settimana con le dita incrociate e l’hype abbestiah.

Steven Moffat in passato ha dimostrato di saper confezionare episodi che ben sfruttano le paure e l’agitazione dello spettatore, ma il dubbio di un ennesimo episodio dallo smalto rovinato era sempre dietro l’angolo.
Ebbene, per una volta mi trovo davvero a dovermi ricredere e ammettere felicemente che, se (e quando) ci si mette, Moffat è ancora capace di scrivere episodi brillanti.

Doctor Who 8x04 01Doctor Who 8x04 02

What if no one is ever really alone?

La puntata inizia con un monologo del Dottore (che pare quasi sfondare il fourth wall) mentre esplora in modo razionale una delle paure e suggestioni più universali dell’uomo: l’impressione di non essere mai soli anche quando teoricamente lo siamo, che qualcosa o qualcuno ci osservi di nascosto, l’impulso di parlare da soli. L’incubo talmente comune da risultare praticamente intrinseco nella specie umana di avere “qualcosa” sotto il letto, pronto a prenderci. E a questo il Dottore cerca spasmodicamente una spiegazione, la conferma che questo “qualcosa” che sentiamo esserci sempre potrebbe essere reale.

Il tema mi ha preso sin da subito (anche se personalmente non ho mai avuto quell’incubo), e anche il ragionamento che fa il Dottore ha qualcosa di affascinante nella sua logica del paranormale. Chi è abituato a creature viste nella serie come Vashta Nerada, alieni “Silenti”, Weeping Angel et similia sa che tutto potrebbe essere possibile, e delle creature che spieghino il fondamento di certi meccanismi del subconscio fanno paura già da subito, senza neanche essere viste.

Doctor Who 8x04 03

La scena dell’appuntamento di Clara e Danny Pink l’ho trovato strano. Finito rovinosamente per incomprensioni talmente strane da poter essere persino realistiche, quindi da un certo punto di vista potrebbe essere apprezzabile questo spaccato dei companion (neanche con Amy e Rory si sono mai visti episodi così intimi), ma continuo ad avere difficoltà a vederli bene inseriti nella serie. La companion è un elemento importante ok, ma non so quanto sia un bene che “rubi” la scena così tanto al protagonista.

Trovo spassoso invece come, a differenza di quello precedente, questo Dottore non dia alcuna importanza alla potenziale relazione di Clara. Sembra quasi un padre o un amico geloso, o magari dopo aver visto come è finita per Amy e Rory preferirebbe non rivedere qualcosa del genere con Clara.

Clara è quasi incredula di questa voglia di capire di cosa si tratta, e chi non lo sarebbe?
Ma quando si tratta del Dottore il pensiero “normale” si rimette in gioco: egli deve conoscere e comprendere, e man mano che andiamo avanti sempre più percepiamo che non è solo una curiosità scientifica, ma è qualcosa che lo riguarda in prima persona; qualcosa che lo rende meno “alieno” e più vicino a noi.

What’s under your bed

La puntata raggiunge uno dei suoi momenti migliori quando questo “qualcosa”, coperta solo da una coperta rossa, sembra palesarsi sopra il letto del piccolo Rupert. La tensione e l’atmosfera creata ha del magistrale e dilata con apprensione quei pochi minuti in cui Clara e il Dottore cercano di “salvare” il piccolo Rupert dalla figura nascosta e dalla paura stessa di essa.

Doctor Who 8x04 04

Mi è piaciuto anche il piccolo intermezzo con il Dottore che cerca Wally (o Waldo) in un libro qualsiasi. Messa lì in quel momento, anche se la tensione è gi alta, ci suggerisce il fatto che il Dottore è così curioso e desideroso di trovare risposte, che le cerca anche dove magari non ce ne sono. Come a metterci la pulce all’orecchio: non è detto che la convinzione del Dottore sia fondata e che quello che vedete sia reale.
E la formula dell’intera puntata è esattamente in questo.

When there’s only one man standing in the universe

Andando direttamente alla scena ambientata alla fine dell’universo, ho apprezzato il fatto che quella stessa paura che abbiamo visto in modo “superficiale” al piccolo Rupert viene riproposta in chiave adulta anche per Orson Pink, che prova paura persino nella situazione estrema in cui teoricamente non è rimasto niente e nessuno a parte lui.

Per il Dottore è la prova del nove: in quel posto e in quel tempo lui è l’ultima e l’unica persona rimasta per le ipotetiche creature. Anche qui Capaldi dà il meglio di sè, facendoci vedere la convinzione ossessiva del Dottore che, malgrado trovi delle spiegazioni logiche ai vari rumori notturni della nave, è comunque praticamente certo che quel “qualcosa” esista e che sta per vederlo faccia a faccia. La scena è piena di suspance, ma diversamente da quella del letto di Rupert è più “violenta” (non in senso negativo). Sarà l’uso delle luci, saranno i rumori che diventano sempre più forti, sarà l’ansia e l’impazienza del Dottore che lo spingono ad alzare la voce con Clara, o la mera mimica facciale di Capaldi che ci comunicano al meglio la complessità dello stato d’animo del Dottore: spaventato, voglia di osservare una creatura di cui non sa ancora niente… ma soprattutto desideroso di affrontare finalmente faccia a faccia quella paura che – ormai è evidente – lo perseguita da sempre.

Doctor Who 8x04 06

Infine, arriviamo alla scena del fienile.
Intanto devo ammettere che quando ho sentito la frase “He’ll never make a Time Lord” ho sbarrato gli occhi almeno quanto Clara. Niente da dire, costruita benissimo per farci rimanere di sasso.
C’è chi non ha gradito questa entrata a gamba tesa di Clara direttamente nella vita del Dottore; altri invece hanno gradito il nuovo intervento della Impossible Girl. A mio parere il ruolo di Clara come una companion che si prende cura del Dottore ci può e ci deve stare (soprattutto perché è proprio in questa veste burbera che ha più bisogno di calore), e anche il fatto che sia stata lei, inavvertitamente, la paura che poi lo porterà a cercare le sue risposte.
Ma effettivamente mi ha un po’ fatto specie pensare che le parole e i pensieri del Dottore riguardo alla paura siano frutto del paradosso creato dalle parole di Clara. Il Dottore è un personaggio soprattutto saggio, ha molto più effetto sapere che sia stata la sua esperienza a insegnargli quello che sa (o crede), non una sorta di ispirazione da fiaba della buonanotte già pronta.

Doctor Who 8x04 07Doctor Who 8x04 05

C’è anche chi ha argomentato che Gallifrey dovrebbe essere time-locked per via della Time War, e che quindi non sarebbe possibile per il TARDIS tornarci. Sinceramente non posso dire di conoscere la teoria di fondo, ma se non sbaglio il punto non era di non poterci tornare, ma di non poter fare niente per cambiare la storia che ha portato alla guerra.
Ad ogni modo ormai sono quasi abituato al fatto che Moffat pieghi certi dettagli per le sue esigenze, e penso che in questo caso non sia così grave. Perché? Perché in fondo “Listen” è un episodio in cui la concretezza della trama non è il punto fondamentale. Tutto è stato montato per delineare un discorso di tipo psicologico/emozionale; è il tema e il modo in cui i personaggi si relazionano ad esso la parte principale, non la trama in sé.

A parte questo, il plot twist in generale mi è piaciuto, e in qualche modo avvicina ancora di più il Dottore e Clara.

Senza troppe cerimonie, l’episodio mi è davvero piaciuto.
È un episodio dove il Dottore, pur dall’alto della sua superiore conoscenza dell’universo, a conti fatti ci viene avvicinato molto come persona. Lo sentiamo simile, più “umano” nel vedere come anche lui in passato è stato un normale bambino spaventato dal buio e dai brutti sogni, ma anche nella sua apparentemente stramba idea di incarnare le sue paure in ipotetiche creature nascoste, cercando in tutti i modi di fronteggiare in modo diretto, senza doverne essere vittima passiva.

Penso che questo episodio sia stato scritto su misura per l’attuale Dottore. Non ce li vedo molti i precedenti (al massimo il Nono) a cercare così ossessivamente un confronto personale con le proprie paure. Paradossalmente, con il Dodicesimo Dottore viviamo il paradosso in cui egli nel voler indagare sé stesso finisce in situazioni che ci permettono di relazionarci a lui, anche se a conti fatti è probabilmente il più insofferente agli umani e al prossimo mai visto.

Alla fine veniamo lasciati con un dubbio. Le creature esistono o sono solo frutto dell’immaginazione?
Ogni scena può avere una spiegazione logica, e se all’inizio siamo molto poco portati ad accoglierla, accettando sotto sotto la convinzione del Dottore (tutti avremmo scommesso su una rivelazione di queste creature), mentre alla fine la possibilità che sia tutto frutto della testa del Dottore risulta la più plausibile.
Una risposta certa non ci viene data, ma l’importante è che l’episodio abbia scosso in noi il tema centrale. Non c’è niente di male ad avere paura. La paura è un’emozione e il Dottore ha cercato di rispondervi con un ragionamento razionale. L’esistenza o meno delle creature è irrilevante.

“Listen” riesce nell’impresa di unire in un episodio un tema psicologico universale e qualcosa del background del Dottore.
Guardandola non si può fare a meno di ripensare ad episodi memorabili come “Blink” e “Midnight”, anche se non arriviamo a quei livelli. Non sarà un episodio perfetto, per alcune scene magari un po’ discutibili o per il fatto che la fine sembra un po’ affrettata, ma l’insieme è davvero pregevole.
Di certo è uno degli episodi migliori che Moffat ha scritto da troppo molto tempo, e personalmente trovo sia la migliore (per ora) di questa stagione.