Recensioni:

Watch Dogs

Watch Dogs head

Uscito ormai alla fine dello scorso maggio, e dopo averci giocato ahimé un po’ a singhiozzo, eccomi alfine a dire la mia su uno dei più discussi – nel bene e nel male – giochi dell’anno, nonché uno dei più attesi degli anni precedenti.
Visto il tempo passato non mi dilungherò nella descrizione del gioco, che tanto ormai è già conosciutissimo, ma mi limiterò alla mia opinione in merito.

Ma prima, due parole sulla questione “downgrade” del gioco rispetto alla famosa versione presentata all’E3.
Da una parte ok, lo sappiamo, il mercato è quello che è e le software house hanno bisogno delle vendite dei giocatori di entrambe le generazioni. Vabbe’. Però ora ‘sta cosa del cross-gen comincia davvero ad asfissiare. Basta con questo equilibrismo tra le generazioni. È ora che gli sviluppatori escano dalla loro comfort zone e sviluppino titoli davvero innovativi.
Da Watch Dogs mi aspettavo non dico una rivoluzione del genere, ma quantomeno un primo passo, un buon utilizzo delle potenzialità dei nuovi hardware per dare vita a soluzioni nuove e numerose.

Detto questo, andiamo avanti.

Uno dei motivi per cui mi piace avere un blog personale è che qui posso parlare di un gioco in modo meno obiettivo e professionale, come invece ho fatto nella mia recensione “ufficiale”.

Sul lato oggettivo ho trovato Watch Dogs un ottimo gioco, un open world che non mi ha fatto assolutamente rimpiangere GTA (anche perché non è esattamente il mio genere preferito).
Ma sul lato più personale è stata una piccola delusione sotto vari punti di vista.
E non sto parlando della grafica. Frega un cazzo se non supporta i 60 fps o il full HD, davvero. Credo che chi perde tempo a parlare e lamentarsi di dettagli del genere sia nella maggior parte dei casi un graphic-whore che poco ha da dire (o poco sa) sul resto. Per me l’innovazione dei videogiochi è altro.
La mia delusione sta nel fatto che Watch Dogs aveva idee e potenzialità altissime e non ha saputo sfruttarle al meglio.

Watch Dogs 01

In primis la storia e la narrazione. Non mi ha disturbato che alla base ci sia l’ennesimo protagonista mosso da vendetta personale; un sacco di buone trame iniziano “banali” e si rivelano qualcosa di più. Il punto è che Ubisoft non ha saputo avere il coraggio di proporre fino in fondo un vero anti-eroe che sollevasse adeguatamente temi morali sulla vendetta, il fine che giustifica i mezzi, l’arbitrio del togliere la vita al prossimo ecc. Aiden è troppo piatto per convincere.
Ho trovato la narrazione gestita davvero a cavolo, con rari sprazzi di qualità in mezzo a tante missioni che sembrano incollate senza un reale senso di progressione.

Quasi nessun momento che sviluppasse il tema dell’intrusione della tecnologia nelle nostre vite. Mi ci sono soffermato più io nell’intimità del mio bagno che davanti allo schermo, davvero.

Watch Dogs 04

Il gameplay è buono, con tanti buoni spunti per mettere il giocatore davanti a scelte multiple su come affrontare le missioni.
C’è solo un problema: il modo migliore è quasi sempre lo stesso. Avvicinarsi alla zona in questione, trovare una telecamera e passare di obbietivo in obbiettivo fino ad aver avuto la visuale completa della zona, cominciare a buttare giù quante più guardie possibili con esplosivi vari, dopodiché avvicinarsi silenziosamente a quelle più esterne e ninjarle MGS style; per le ultime c’è l’imbarazzo della scelta.
Non è una regola generale, certo. Ci sono missioni in cui questa routine non si applica, ed in effetti sono le più interessanti, ma sono per lo più eccezioni.
Avrei preferito più varietà, qualcosa che sfruttasse meglio le tante possibilità di azione di Aiden.

La vera occasione mancata è che, se il progetto non fosse stato gettato nel limbo del cross-gen, si sarebbe potuto puntare su molte più potenzialità generate dall’hacking, ma anche su cose più sottili come una AI più verosimile. Ma inutile piangere sui “se”.

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Pur non portando la la ventata di innovazione che speravo, posso dire che Watch Dogs mi è piaciuto.
Mi è piaciuta la formula di base, che cerca, e in parte riesce, a fondere action e stealth. Mi sono piaciute diverse cose grandi e piccole, dalla qualità del level design all’effetto grafico della rete di connessione al ctOS che ricorda tantissimo una tela di un ragno, a simboleggiare l’invisibile rete in cui i cittadini sono imprigionati.
Mi ha colpito soprattutto l’ambientazione: quella futuribile Chicago così animata e convincente, dettagliata e interagibile… che probabilmente può essere considerata la vera protagonista. O quanto meno è l’aspetto del gioco che più mi ha colpito.

Una cosa è certa: lo spazio e gli spunti per un seguito ci sono tutti. Il gioco è già buono di suo e dagli errori o le occasioni mancate Ubisoft può migliorare molto.