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Dragon Age: Inquisition

Dragon Age Inquisition head

Dopo più di 130, diconsi centotrenta ore di gioco, sono finalmente emerso dalle malefiche spire di Dragon Age: Inquisition. Emerso decisamente soddisfatto direi, come dopo un pranzo da un’ipotetica nonna di Catanzaro.

Premetto che i primi due Dragon Age li considero giochi validi.
Il primo Origins mi piacque abbastanza. Non uno dei migliori RPG a cui ho giocato magari, con qualche limite nella formula e una storia principale abbastanza fiacca, che puntava molto sui personaggi e sulle mini-storie di percorso per trovare un suo perché, ma il gameplay era buono, sebbene un po’ ripetitivo alla lunga (e pure lì accumulai una bella manciata di ore di gioco).
Di Dragon Age 2 non mi scandalizzò (come altri) il fatto che fosse più action (ma manco troppo, suvvia), quanto la porcata del riciclo sfacciato degli ambienti e la sensazione che il gioco “allungasse il brodo” facendomi girare eternamente nella stessa cazzo di città con quest che parevano più scuse che altro. Verso la fine del gioco non ne potevo più di Kirkwall, davvero.

Inizio Inquisition e mi perdo subito nell’editor del personaggio, cercando in qualche modo di creare una versione vagamente somigliante ma più carismatica di me stesso. Editor bello massiccio, se non fosse per il fatto che ci sono appena una ventina di acconciature, in comune per maschi e femmine… ho dovuto ripiegare sulla “meno peggio”.

Dragon Age Inquisition 01

Where are my Dragons Age

Inizia il gioco, mi sbattono fuori nella prima zona e… wow. Davvero wow.
Addio ai corridoi a senso unico dei primi capitoli, benvenuta libertà di esplorazione! Me ne andavo in giro a cercare il limite dell’area, aspettando che un muro invisibile mi fermasse… ma non ce ne erano, al massimo si arriva sul ciglio di montagne troppo ripide e rocciose da scalare. E poi la possibilità di saltare fa davvero la differenza nell’esplorazione. Sì ok, il salto è abbastanza legnoso e odioso da padroneggiare, ma a pensarci bene è anche abbastanza realistico: un uomo normale (specialmente se armato) riesce a saltare solo un tot.

Passiamo subito a quello che probabilmente mi ha colpito di più: lo stile grafico e l’architettura delle zone.
Come accennato, ora si può esplorare il mondo liberamente, ma non siamo di fronte a un open-world vero e proprio, il mondo è suddiviso in macro-zone aperte non direttamente collegate tra loro.
Gli ambienti trasudano cura di dettagli e qualità di “composizione” nel modo in cui sono stati progettati; verosimili, piacevoli da osservare, vivi. La geografia, l’architettura, l’abbinamento di colori, l’uso di luci e riflessi, quell’impronta grafica sul verde che ricorre lungo tutto il gioco… davvero notevole.
Era da tanto che non apprezzavo così tanto il semplice comparto grafico di un gioco.

Per darvi un’idea vi sintetizzo le mie prime ore di gioco.
Dopo la primissima zona di cui prima, funzionale giusto per il prologo dell’avventura, si arriva nella prima vera area di gioco: le Terre Centrali. Apro la mappa, vedo la direzione dell’obbiettivo della storia e mi avvio. Faccio pochi passi e: “Oh ma guarda, il sentiero va anche da quella parte, e vedo dei briganti… va be’ do giusto un’occhiata e poi torno sulla retta via.”
Risultato: sono tornato verso l’obbiettivo iniziale dopo tipo 10 ore di gioco, e sono uscito dalle Terre Centrali dopo più di 20. Per una zona.
Perché? Perché ogni zona è disseminata di piccole cose da fare, posti da scoprire, varchi dell’Oblio da chiudere (il pasticciaccio brutto alla base della storia, in soldoni) e perché è piacevole anche solo ad esplorare e ammirare i dintorni.

Vecchio e nuovo, sacro e profano

Anche nel battle system è chiaro il lavoro di BioWare. Lo dico subito: non è esente da difetti, e non è detto che piaccia a tutti. Eppure nell’esplorare le meccaniche ho avuto la chiara impressione che avessero preso e combinato quanto di buono dei due giochi precedenti, aggiustando un po’ di roba sbilenca e ostica poco funzionale (ascoltando anche il feedback dei giocatori, a quanto ho letto).
Il risultato è che per le battaglie il giocatore ha una scelta: azione o tattica.
Se si sceglie uno stile più dinamico per le battaglie ci si può semplicemente concentrare sul protagonista e lasciare per lo più gli altri compagni alla AI del gioco (che non è terribile come al solito devo dire).
Se invece si preferisce controllare con più minuzia e precisione lo scontro (e per le difficoltà più alte è un obbligo) si può passare alla visuale tattica dall’alto, tramite la quale impartire i comandi per ogni componente e far trascorrere il tempo di gioco a proprio piacimento.
È vero che questa visuale tattica ha i suoi difettucci eh: ha un raggio abbastanza limitato, negli spazi angusti si sfragna sulle teste dei personaggi, non presenta una cavolo di coda di comandi obbligandoci a dettare ogni singolo comando… ma nel complesso fa il suo dovere.

Buono il modo in cui si è data importanza ad elementi come il posizionamento dei personaggi (maghi lontani, tank sul fronte blabla, chiunque ha una vaga idea di RPG sa di cosa parlo), l’efficacia degli scudi, il tempismo con cui impartire i comandi…
Il nuovo sistema di classi e specializzazioni rende più interessante la personalizzazione del party (anche se l’aumento delle stats ora è assegnato automaticamente).

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A Song of Ice and Fire and MOAR DRAGONS

La trama chiama a raccolta parecchi elementi che hanno gettato le basi del setting di Thedas, riprende alcuni personaggi dei precedenti giochi (impossibile non ritrovarsi con un sorriso ebete quando incrocerete le strade di alcuni, anche secondari), scuote il tutto portandolo su una scala più grande e lo esplode in una narrazione di stampo epico-fantasy.
È una trama massiccia, con parecchi dialoghi da seguire e una quantità di testi opzionali probabilmente eccessiva per un giocatore medio, ma una manna dal cielo per gli appassionati vecchio stampo di lore.
Ottimo anche il cast di personaggi, doppiati magnificamente peraltro.

All’epicità dell’atmosfera contribuisce la spettacolare colonna sonora di Trevor Morris, capace di fomentare e impreziosire le situazioni sempre nel modo giusto.

Il confronto finale mi ha deluso un po’, abbastanza anti-climax… ma la scena dopo i titoli di coda, che dà un bell’hint per il prossimo capitolo, nel suo piccolo, è stata esplosiva.
Mi ha fatto fiondare su internet a leggermi le varie teorie e farmi capire che c’è ancora molto in ballo. E non vedo l’ora.

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Ora in teoria dovrei mettermi a spiegare i lati negativi, ma a mio parere non sono tanto incidenti quanto i pregi e quindi non ho intenzione di dilungarmici.
Sì, lo so che lo sport nazionale del momento tra i videogiocatori è fare a gara a chi si lamenta di più della presenza di bug, ma è una cosa che davvero non fa parte di me. Dirò semplicemente che sì: ci sono bug grafici, occasionali glitch che costringono a ricaricare la partita (c’è l’autosalvataggio comunque) e qualche calo di frame rate. Benvenuti nel mondo dei videogiochi, dove cose del genere ci sono da sempre e probabilmente sempre ci saranno.

A parte questo (e i già citati limiti del gameplay), l’unica altra cosa negativa che mi viene in mente è che anche se fondamentalmente il gioco vi pone alla testa di un esercito e fautore di decisioni che plasmeranno il Thedas (e in parte la sensazione è riuscita), in ultima analisi non ho visto conseguenze veramente significative. Alla fine l’impressione è che comunque si scelga le cose vanno bene e i personaggi rimarranno al nostro fianco (non come in Origins, dove si rischiava di perderli). Magari BioWare voleva risparmiarci il disturbo di fermarci e ricaricare la partita per evitare gli effetti negativi delle nostre decisioni (chi vorrebbe perdere un personaggio o altri malus?), ma così la sensazione è che il peso delle nostre decisioni è depotenziato.

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Chi dovrebbe evitare questo gioco? In generale chi non apprezza molto gli RPG occidentali, o chi al contrario non sopporta elementi “imbastarditi” rispetto al genere puro, chi disgusta a prescindere le sub-quest stile MMORPG, e chi ha il feticismo della grafica che “ommioddio questo gioco è pieno di bug e fa skifo!!1!” (anche se per quanto mi riguarda dovrebbero lasciar stare proprio i videogiochi in generale).

In sostanza, Dragon Age: Inquisition mi è piaciuto. E sì, dirò un’eresia per i puristi pro-Origins, ma credo che sia il capitolo migliore creato fin’ora dalla BioWare.
Il piacere dell’esplorazione delle varie aree, le epiche battaglie contro i draghi, le storie personali e i risvolti sulla storia principale… tutto questo è marchiato a fuoco nel mio entusiasmo da videogiocatore e non può essere ignorato.

Dopo la valanga di critiche arrivate – a torto o a ragione – dopo l’acquisizione di EA (per DA2, per il finale di Mass Effect, per il mezzo flop di The Old Republic…), BioWare si è decisamente tirata su le maniche e ha sfornato il titolo della rivalsa, dimostrando che ci sa ancora fare, eccome.