Recensioni:

White Night

White Night head

È raro che si incontri un videogioco che metta al centro una visione, un vero e proprio esercizio di stile. Vuoi per opinabili esigenze di mercato, vuoi per un fisiologico impulso a spingere verso i limiti le potenzialità dei vari motori grafici, la maggioranza dei grandi titoli punta sulla grafica come a una gara a chi ce l’ha più lungo in fatto di fotorealismo, effetti speciali e i tanto blasonati fps.
Fortunatamente il fenomeno degli indie sta cambiando le cose. Gli sviluppatori, limitati dal budget, puntano più sulla qualità del gameplay e su stili grafici più semplici ma originali e alternativi.
È il caso di White Night, primo titolo dei francesi di OSome Studio (che tra l’altro si sono dati un nome fantastico!) che utilizzano uno stile visivo semplice ma efficace.

Fiction noir

L’incipit della storia è semplice, quasi banale. Siete un anonimo tizio che esce dal bar di notte, nella decadente Boston degli anni ’30, quindi automaticamente avete l’aspetto del classico investigatore privato, con classico impermeabile e il classico cappello. Un Dick Tracy meno figo e appariscente insomma.
Vi mettete alla guida della vostra automobile, ma sbandante di fronte all’apparizione del fantasma di una donna, finendo dritti dritti a infrociarvi addosso a un albero. Niente, pericolo costante anche quando non sono al volante proprio…
Vi riprendete dalla craniata, siete feriti e avete bisogno di aiuto. Davanti a voi si staglia una villa tetra buia e tempestosa, con un cimitero di famiglia a una ventina di metri dall’ingresso…
Hey, cosa mai potrebbe andare storto? Entriamo subito!

White Night 00

Introduzione cazzona a parte, la storia è abbastanza atipica. L’unico personaggio narrante è il protagonista, da solo nella spettrale magione, la quale dal canto suo è piena di indizi testuali e non che dispiegheranno davanti ai vostri occhi l’inquietante storia dei suoi abitanti. Pagine di diari, note, lettere, estratti di giornale, foto… tutti elementi silenti in attesa di essere scoperti dal protagonista, pezzi di un puzzle da riordinare che farà luce sul passato della famiglia Vesper.
Dissapori familiari, disagio sociale, jazz, omicidi, occultismo… tutti elementi che avranno il proprio posto nella breve ma intensa storia di White Night. Una storia che non ha niente da invidiare ad una mistery novel vera e propria.

White Night 02

Solo e al buio

Sin da subito si rimane abbastanza colpiti dal particolare stile del gioco. Tutto è rappresentato con un netto contrasto di bianco e nero, luce e ombra; sembra di osservare Sin City di Frank Miller, ma ambientato negli anni ’30 e in movimento. Il design è minimal, ma convince nel suo insieme.
L’atmosfera è un horror noir davvero intrigante. Illuminati dai vostri fiammiferi e da poche altre luci, sentirete addosso tutta l’opprimente oscurità della casa attorno a voi.
Come in un tipico survival-horrror di vecchia scuola troviamo le inquadrature fisse che cambiano a seconda di dove ci posizioniamo. Da una parte queste offrono degli scorci dal grande impatto scenico… ma dall’altra sono comunque scomode per muoversi.

Buono l’accompagnamento sonoro. Di musica vera e propria non ce ne sarà molta, qualche nota musicale in occasione di azioni importanti e dei brani jazz che accompagnano i momenti salienti. Il resto è affidato ad effetti sonori ambientali quali tuoni, vento, scriocchiolii inquietanti ecc.
Buono anche il doppiaggio del nostro melanconico Dick Tracy senza nome.

White Night 03

Trial and horror

La cosa bella dello stile grafico del gioco è che è funzionale alla giocabilità. La magione in cui siamo bloccati è completamente avvolta nell’oscurità, e starà a noi farci luce con i nostri fiammiferi e accendendo le poche lampade presenti.
Il gameplay consisterà quindi nell’esplorare le varie stanze e capire come proseguire, ripristinando strada facendo l’impianto elettrico danneggiato per accendere alcune lampade elettriche. Queste lampade, tra l’altro, saranno il nostro solo mezzo per difenderci dai fantasmi della villa.
Ebbene sì, nella casa ci sono diversi spettri di donne pronti a cogliervi con le brache calate, vale a dire se entrerete nelle zone sbagliate della casa o se rimanete al buio troppo a lungo. E qui non siamo in “certi” moderni survival-horror in cui si mena e si spara più che sopravvivere; qui se un fantasma vi raggiunge è Game Over, non avete modo di difendervi. Solo la luce elettrica li fa dissolvere e li respinge.
Dovremo quindi destreggiarci tra stanze sicure e stanze a rischio, cercando di mantenere il sangue freddo e trovare una via di uscita il prima possibile cercando di evitare questi spettri. Gli enigmi infatti coinvolgono solitamente proprio le fonti di luce e le chiavi che aprono le porte chiuse della casa.

White Night 04

È tutto molto bello ed emotivamente valido, se non fosse che non di rado quelle puttane fantasmesse vi sorprenderanno in maniera abbastanza imprevedibile, dandovi molte poche possibilità di salvezza. Quindi spesso bisognerà avanzare di trial and error prima di capire come proseguire. Il problema è che i punti di salvataggio sono pochi e distribuiti male, quindi ogni Game Over andrà a pesare sulla vostra pazienza.
Se non si dispone del giusto stoicismo, si può essere tentati di mollare il gioco anzitempo a causa della frustrazione… o della noia per via del suo ritmo lento.

Altra cosa che non mi è andata a genio è come la sensazione di pressione andasse in conflitto con la mia voglia di esplorare.
Come ho detto, la storia è narrata tramite scritti trovati in giro, e gran parte di essi può essere anche lasciata dov’è pensando solo a proseguire con il gioco. Ovvero, perdendosi parecchi dettagli.
I fiammiferi che si utilizzano hanno una durata limitata e, anche se se ne trovano altri nella casa, sono virtualmente esauribili se si consumano tutti. Quindi non si è veramente liberi di girare per le stanze con calma e analizzarne tutti gli anfratti in cerca di nuovi fonti di background della trama. Ad un certo punto sale la paura di rimanere al buio e si tende a fare le cose velocemente.
Magari per qualcuno essere messi sotto pressione così è una cosa positiva, dato il genere di gioco, ma non per me.

Lo stile prima di tutto

Insomma White Night è un gioco piacevole da giocare, ma con dei chiari limiti nella formula di gioco. Limiti non facilmente aggirabili, perché derivano dal suo stesso concept, che cerca (in modo ammirevole) di sintetizzare setting e dinamiche di gioco in un’unica logica.
Si è puntato molto sullo stile, appunto. Il gioco ha una direzione artistica invidiabile. È innegabilmente un prodotto raffinato, pieno di citazioni letterarie e chiaramente non per tutti i palati. E la trama, se ben vissuta, saprà catturare gli amanti del mistero e delle storie con torbidi retroscena.
Insomma si tratta di un indie di tutto rispetto, indicato soprattutto per gli amanti del genere che siano abbastanza pazienti da non arrendersi alle sue dinamiche lente e poco accomodanti.