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Brothers: A Tale of Two Sons

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Fa bene ogni tanto allontanarsi dai titoloni più importanti e immergersi in un gioco senza troppe pretese, magari neanche nuovo. Uno di quei giochi di cui hai sentito parlare bene ma che, per sua natura, non è riuscito a catturare i riflettori della grande massa. Giocarci per il puro piacere di farlo.
È esattamente quello che mi è successo con Brothers: A Tale of Two Sons, un titolo dal sapore indie che è stato per me un’autentica, piacevole sorpresa.

Dopo il flop commerciale che è stato Syndicate, gli sviluppatori della Starbreeze hanno fatto rapida retromarcia, buttandosi su un progetto meno pretenzioso dal punto di vista del budget, ma ambizioso nel concept.
Forte di una collaborazione col regista assiro-libanese Josef Fares, Starbreeze ha confezionato quello che è più un esperimento narrativo che un gioco qualsiasi. Un racconto magico e poetico capace di trasmettere grandi sensazioni.

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Un’avventura da fiaba

Protagonisti della storia sono due fratelli il cui padre viene afflitto da una malattia letale. Il dottore del villaggio non può curarlo, la loro unica speranza è andare a raccogliere la cura da un albero miracoloso molto lontano. Determinati a salvare l’unico genitore rimastogli (in seguito alla morte della madre), i due fratelli decidono di partire immediatamente nel loro viaggio.
L’essenzialità dell’incipit è chiara, ma lo è come quello di una fiaba, che parte da elementi semplici per narrare qualcosa che ha il proprio valore nell’implicito, nell’ermetismo di ciò che le parole non dicono.
Non a caso molto del contenuto del gioco è racchiuso in quello che si vede, mentre il doppiaggio è volutamente espresso in una lingua incomprensibile; riusciamo comunque a capire i personaggi grazie a una mimica efficace, dimostrando che per certe cose non serve capire le parole.

La storia del viaggio dei due fratelli è quindi più illustrata che raccontata, in modo molto simile a quanto visto in Journey. Sia il viaggio che il gameplay stesso ci fanno capire che il tema è la dipendenza dei fratelli nelle avversità.

Il mondo in cui si trovano è chiaramente di ispirazione fiabesca-fantasy, con villaggi montani nordici raffigurati in tinte autunnali, eppure spettacolari alla vista, creature come troll e goblin.
Si tratta però di una fiaba matura, abbastanza vicina allo stile narrativo dei fratelli Grimm, dove la crudeltà della vita e la presenza della morte non sono nascoste. Vediamo animali feroci e creature maligne, e campi di battaglia disseminati di cadaveri. Ed è proprio da questo impatto con la crudeltà della vita e la sua drammaticità che sgorga potente la morale del racconto.

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Avanti solo insieme

Per proseguire nel gioco dovremo manovrare i due fratelli contemporaneamente. Ognuno di essi è affidato a uno stick analogico, mentre per interagire con l’ambiente basta un tasto per ciascuno (L2 e R2), la cui funzione cambia a seconda del contesto: saltare attraverso un burrone, arrampicarsi su una roccia, afferrare una leva ecc.
A parte i tasti per muovere la telecamera, i controlli sono tutti qui. Non ci sono armi, barre di salute o inventario. Si comandano esattamente due ragazzi, niente di più.
Se a un prima impressione potrebbe sembrare noioso, basterà proseguire nell’avventura per capire che è l’impostazione del gioco a non avere bisogno di altro.
I due protagonisti dovranno collaborare per proseguire nel loro viaggio, ognuno con le sue capacità peculiari. Il fratello maggiore è più forte e potrà fare cose come sollevare oggetti pesanti e alzare il fratellino sulle spalle per farlo arrivare in posti alti, mentre il fratello minore con la sua stazza potrà passare attraverso le sbarre di cancelli e arrivare dove il maggiore non potrebbe.

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Le prime azioni combinate sono molto semplici, pian piano però diventeranno più complesse e richiederanno di pilotare i fratelli contemporaneamente con coordinazione sempre maggiore.
Ad ogni modo il gioco è piuttosto semplice e non pone mai una difficoltà punitiva, dandoci modo di gustarci il viaggio senza frustrazioni.

Nel viaggio troveremo situazioni più o meno sempre diverse, e il gioco evita di ripeterle per “allungare il brodo”. Uno dei punti di forza è proprio la grande varietà di situazioni di cui dovremo venire a capo; situazioni come già detto non straordinariamente difficili, ma efficaci emotivamente.
Ogni luogo ha un feeling diverso, sia per l’ambientazione che per le azioni che dovremo fare per proseguire.
La scelta di non diluire il gioco facendoci eseguire al limite del ripetitivo le dinamiche fa sì che per terminarlo bastino anche 3-4 ore. Che dette così sembrano davvero poche, ma giocando al gioco vi accorgerete che sono la durata giusta per un’avventura di questo genere.
Per certe esperienza è inutile protrarsi in modo inopportuno. Proprio come un racconto fiabesco, per sua natura Brothers si esaurisce in modo naturale nell’arco di un tempo breve ma intenso.

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Verso un mondo d’incanto, ma senza tappeto volante

Dal punto di vista grafico non siamo di fronte a qualcosa di eclatante, non tecnicamente almeno. L’utilizzo dell’Unreal Engine 3 è appena sufficiente per qualità, con animazioni essenziali e collisioni tutt’altro che perfette.
Il lato artistico del design, tuttavia, sopperisce decisamente alle carenze tecniche. Il mondo in cui ci si immerge ha una carica magica ed evocativa sorprendente, con uno stile cartoonesco che ricorda Fable o Dragon Trainer.
Gli ambienti che i due fratelli attraversano pulsano di misteriosa e naturale melanconia.

Come in Journey, all’incantevole atmosfera contribuisce molto la quasi assenza di voci e una colonna sonora evocativa. Il suono delle viole scandisce il passaggio attraverso i tranquilli e stupendi paesaggi, e con il supporto di slanci sinfonici esalta i climax narrativi.

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Come avrete notato, i punti migliori di Brothers non vengono da un gameplay stellare, ma in tutti quei fattori che solitamente sono di contorno per un videogioco.
Nel titolo Starbreeze la cornice diventa il soggetto, e viceversa. Lo scopo del gioco non è divertire e mettere alla prova, inserendo un contesto interessante, ma affascinare il giocatore intrattenendolo attivamente con delle meccaniche che sono complementari con il tema narrativo.

Brothers: A Tale of Two Sons è una piccola grande perla, capace di far cambiare prospettiva sulle potenzialità dei videogiochi come intrattenimento artistico, in un mercato videoludico spesso troppo arido per lasciar spazio a una bella storia.