Perché avremo ancora bisogno di Final Fantasy XII

FFXII head

Mentre Square Enix continua a lavorare a Final Fantasy XV con DLC uno più discutibile dell’altro, io mi sono ritrovato ogni tanto a pensare a quale potrebbe essere il futuro della saga. Sì perché dopo che i postumi di FFXV saranno finiti, arriverà il delicato momento di decidere che strada percorrere con questa serie che ci regala gioie e dolori.

Il quindicesimo capitolo ha intrapreso cambiamenti non indifferenti che hanno letteralmente spaccato a metà l’opinione dei giocatori. Al di là delle cose buone che ha portato, ora ci vuole qualcosa che aggiusti il tiro, qualcosa che dimostri che si può evolvere una formula di gioco un passo alla volta, senza staccare troppo col passato.

Caso vuole che tra pochissimi giorni ci arriverà Final Fantasy XII: The Zodiac Age, la versione remaster del dodicesimo capitolo con le aggiunte di gameplay della versione International uscita solo in Giappone. Personalmente ho amato il titolo originale, e questa è una delle poche remaster per cui ho tenuto incrociate le dita.

Eppure ai tempi della sua uscita su PS2 è stato molto difficile trovare chi la pensasse come me. Final Fantasy XII è stato decisamente uno dei capitoli più sottostimati della saga, fondamentalmente perché a suo tempo proponeva un’evoluzione sia della formula di gioco che del registro narrativo; cambiamenti accolti male solo per essere tali. Non importava che potessero essere positivi, aveva qualcosa di “diverso” e tanto bastò per far storcere più di qualche naso. Venne osteggiato soprattutto da parte di quella fascia di “fan” (le virgolette sono d’obbligo) che da anni va avanti con noiosi luoghi comuni tipo “FF è morto dopo il X perché non c’è più Sakaguchi”.
Ora, sono passati tanti anni e personalmente spero che certa fanbase sia maturata e magari abbia giocato a qualcos’altro che gli abbia ampliato la prospettiva critica. La remaster di FFXII è l’occasione perfetta per essere rivalutato e apprezzato in modo più diffuso.

Ma a parte questo penso che diversi suoi aspetti farebbero solo che bene alla serie e dovrebbero essere ripresi per un futuro capitolo.

FFXII Arcades

Ambientazione

È vero, non è chiarissimo in che termini Ivalice sia il teatro comune di diversi capitoli della saga, anche se probabilmente questa indeterminatezza è voluta per ragioni storiche: ogni capitolo di FF è sempre stato slegato dagli altri. Ma fatto sta che Ivalice è uno dei migliori setting che abbia visto per la saga. Ha una ricchezza di lore impressionante, una solidità di elementi ben amalgamati tra di loro, con razze e regni ben definiti, e il suo stile fantasy è credibile e coerente, il suo stile a metà tra orientale e occidentale, medievale e tecnologico, che a ben vedere è la formula migliore per un Final Fantasy.

L’open world di FFXV è riuscito solo a metà, soprattutto perché non molto coeso e dalle città poco numerose. FFXII aveva iniziato per primo ad abbozzare un open world, e paradossalmente non aveva questi problemi di “ritmo” tra spazi aperti e città, probabilmente proprio perché il mondo di gioco era stato concepito e strutturato meglio.

Al nuovo FF farebbe bene avere un piede saldo nella tradizione, qualcosa del passato di riconoscibile; e magari un mondo più dettagliato e meglio presentato rispetto a quello che è stato Eos.

FFXII cast

Personaggi

La querula critica ai personaggi di FFXII si riduce fondamentalmente in: “i personaggi fanno schifo perché Vaan e Penelo fanno schifo”. Questo perché ci si è fissati a definirli i personaggi principali e in quanto tali a paragonarli ai protagonisti dei passati episodi. Ok, bravi, abbiamo capito. Ora, possiamo smetterla di focalizzarci su loro due e comprendere che non sono i veri protagonisti principali, e magari dare il giusto riconoscimento agli altri? Perché si dà il caso che il cast di FFXII ha dei personaggi decisamente validi, sicuramente superiori a tanti stereotipi ambulanti visti nei tanto esaltati “capolavori” precedenti.

La “colpa” di FFXII è che non ricorre a vestiti dai design assurdi o strambezze di personalità per caratterizzare i propri personaggi. Sono personaggi coerenti con il proprio ruolo e con qualcosa da dire durante l’avventura. Certo anche a me avrebbe fatto piacere sapere qualcosa di più dei loro rispettivi background, ma non basta a squalificarli ai miei occhi.

Per il futuro FF vorrei proprio questo: personaggi realistici pur nella propria cornice fantasy, dalla caratterizzazione e sviluppo maturi. Evitiamo per una volta ragazzini iperattivi e petulanti o eccessivamente tenebrosi. Meno stereotipi giappici e più caratteri realistici, grazie.

FFXII Vayne Gabranth

Trama

Uno dei punti critici di FFXII che estraniò i “fan” dei precedenti capitoli. Una trama più matura, più politica, incentrata su degli ideali piuttosto che su singoli personaggi. Questi erano sì protagonisti delle vicende, ma non incarnavano da soli la storia del gioco, che era più grande di loro. Esattamente come dovrebbe essere in un mondo complesso e vivo qual è Ivalice.

E che dire degli antagonisti? Non più esseri sovraumani impazziti col pallino per la distruzione totale, ma esseri umani con ideali, ambizioni, legami personali.

Nonostante il setting fantasy con elementi “realistici” (pochi alla fine), FFXV ha avuto una storia dagli elementi e il ritmo sorprendentemente molto in linea con i capitoli classici. Ma è stato la dimostrazione che la “magia” da sola non basta più. Abbiamo bisogno di più dettagli, più spiegazioni, motivazioni solide. Tutte cose che FFXII aveva iniziato a proporre con i suoi intrighi di palazzo, la drammatica ascesa di Vayne al potere, la scelta di Gabranth, ecc.

FFXII battle

Gameplay

Non giriamoci attorno: non a tutti è piaciuta la scelta di rendere FFXV un action-RPG. Al di là dei pregi e i difetti del gameplay, è proprio l’idea e il paragone col passato ad aver stranito.

FFXII invece a suo tempo aveva proposto un’evoluzione della formula classica più bilanciata e interessante: aveva eliminato gli incontri casuali, ma senza sfociare nell’action. Nei combattimenti la faceva ancora da padrone la tattica, la gestione di equipaggiamenti e le magie, l’unico tempismo necessario era quello di selezionare la magia da castare nel tempo giusto. Era sempre possibile switchare da un personaggio all’altro, e per evitare di affidare gli altri alla AI (che tanto non ci soddisferà mai) erano stati inseriti i Gambit per personalizzare le loro reazioni.

La versione che riscopriremo con la remaster poi introdurrà gli amati job, che renderanno i personaggi meno “factotum” e più vicini alle specializzazioni dei capitoli classici.

La formula è sicuramente migliorabile, ma di base ha già molti buoni elementi per creare un sistema evoluto ma con un occhio agli elementi classici di FF.

FFXII jobs

In sostanza mi piacerebbe davvero che FFXVI fosse ambientato a Ivalice con Yasumi Matsuno come director o game designer. Ma in generale spero in un capitolo che sappia creare una sintesi tra nuovo e classico, un po’ come fece Final Fantasy IX a suo tempo, che tornando creativamente alle origini diede vita a uno dei capitoli migliori della serie.

E voi, come vorreste il prossimo Final Fantasy?