Mente e acciaio – Retrospettiva di Front Mission

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Manca ormai poco alla release di Left Alive, lo TPS/survival di Square Enix che ha attirato l’attenzione di molti soprattutto per le figure di spicco presenti nel team di sviluppo, in particolare Yoji Shinkawa (character designer delle serie di Metal Gear Solid e Zone of the Enders) e il director Toshifumi Nabeshima (già director del primissimo Armored Core e poi supervisore e producer dei seguiti).

Sarò sincero: ho davvero tanti dubbi su questo titolo, e nonostante le figure presenti mi puzza di fiasco colossale. Una delle caratteristiche che me lo hanno subito reso interessante, però, è che sarà ambientato nello stesso mondo di Front Mission. Una serie storica ma non troppo fortunata, nonostante il suo discreto ruolo nella storia del genere degli RPG tattici.

Nonostante il brutto presentimento, ho deciso di tapparmi il naso e incrociare le dita. E soprattutto di fare un excursus sulla serie che ho pubblicato su GameSource.

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Nel caso in cui ne siate totalmente profani, la serie di Front Mission è ambientata in un futuro non troppo lontano (a cavallo tra il XXI e il XXII sec.). Le storie dei vari capitoli non sono tra di loro direttamente legate (a eccezione di Front Mission 5), ma fanno comunque parte del medesimo arco temporale. Questo futuristico mondo è organizzato in supernazioni, ovvero insieme di vari paesi organizzati secondo blocchi commerciali. Ad esempio non esistono più gli Stati Uniti d’America, ma gli USN (United States of the New Continent) che comprende tutti i paesi del continente americano, compresa l’America latina.

Anche i mezzi bellici sono progrediti, e gli eserciti delle supernazioni ora sfruttano in massa i Wanzers (dal tedesco “Wanderpanzer“, cioè carri armati camminanti) che sono sostanzialmente dei mech antropomorfi dotati di vari armamenti. Purtroppo le amministrazioni territoriali cambiano, ma la politica continua a essere fallace, e infatti anche questo futuro è agitato da tensioni internazionali, giochi di potere e conflitti militari; spesso vengono coinvolti anche piani di nuove armi rivoluzionarie o progetti immorali sul potenziamento dei soldati. Temi affascinanti, che coinvolgono da vicino la dimensione umana e le miserie che la guerra e le fredde macchinazioni politiche inevitabilmente portano nel mondo.

Se non avete mai avuto modo di giocare a un titolo della saga, o addirittura il suo nome non vi suona familiare, sappiate che è abbastanza comprensibile. Front Mission infatti è probabilmente tra le serie peggio gestite da Squaresoft/Enix. La serie principale era sviluppata inizialmente dal team G-Craft capitanato da Toshiro Tsuchida, studio in seguito assorbito da Square Enix come Product Development Division-6. Dei cinque capitoli principali che la compongono (escludendo i vari spin-off) solo due sono arrivati in occidente, e addirittura solo uno in Europa. La mancata localizzazione dei primi due titoli era figlia di un’epoca – quella degli anni ’90 – molto diversa da quella attuale, quando produzioni ritenute di nicchia difficilmente venivano portate oltre il Pacifico, e ancora meno nel Vecchio Continente; un’epoca in cui persino titoli del calibro di Super Mario RPG non riuscivano ad andare oltre gli Stati Uniti. Eppure anche dopo la distribuzione globale di Front Mission 3, che generò delle discrete vendite in occidente, Square Enix non continuò a scommettere sulla capacità della serie di conquistare un pubblico più ampio.

In Giappone invece Front Mission ha ottenuto un successo non indifferente con decine di migliaia di fan. Dopotutto la serie incorpora due cose che nel paese del Sol Levante hanno sempre avuto grande presa: i mecha e i giochi di tattica/strategia (da loro definiti “simulation RPG“). In risposta a tale popolarità, anche la lore del suo mondo è stata accresciuta e approfondita tramite vari media: romanzi, manga, film e persino radiodrammi. La serie ha ricevuto anche numerosi spin-off spaziando tra vari altri generi di giochi, e solo pochissimi sono usciti dal territorio nipponico.

Diamo quindi un’occhiata ai capitoli che costituiscono questa saga peculiare.

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Front Mission

Il capostipite della serie uscì nel lontano 1995 per Super Famicom, ottenendo un successo di vendite davvero notevole. Alle battaglie tattiche in arene con visuale isometrica già viste in titoli come Fire Emblem si aggiungeva una dimensione di customizzazione dei wanzer con varie parti e armi, e attraverso l’esperienza in battaglia era possibile specializzare i piloti in vari tipi di combattimento, a lunga, media o corta distanza. Interessante anche il sistema di parti dei wanzer, divisi in corpo, braccia e gambe, ognuna con il suo ammontare di HP.

Anche la storia non era male per i suoi tempi. Senza scendere troppo in particolari, aveva un piglio decisamente maturo e coinvolgeva intrighi politici, tradimenti e mostruosi esperimenti di fusione tra uomo e macchina.

Da notare che nel team di sviluppo c’erano personalità di tutto rispetto, a cominciare dal character designer Yoshitaka Amano, che i fan di Final Fantasy conoscono bene, il cui stile dei ritratti dei protagonisti creava un buon contrasto con quello meno armonioso dei wanzer di Kow Yokoyama (Maschinen Krieger). Autrici della colonna sonora invece erano Yoko Shimomura (Kingdom Hearts, Legend of Mana) e Noriko Matsueda (The Bouncer, Final Fantasy X-2).

La versione per SNES di Front Mission non uscì mai dal Giappone, e così pure i porting per Wonderswan nel 2002 e per PlayStation nel 2003, che aggiungeva un secondo scenario che ne completava la trama originale. Solo nel 2007 riuscì sotto il nome di Front Mission 1st ad arrivare negli Stati Uniti con un porting su Nintendo DS che aggiunse ulteriori nuove missioni e feature.

Front Mission Gun Hazard

Front Mission: Gun Hazard

Curiosamente, il secondo titolo creato per la serie fu subito uno spin-off. Affidato a Omiya Soft e uscito dopo appena un anno sempre per Super Famicom, Gun Hazard non è un RPG tattico ma uno shooter a scorrimento laterale, molto ispirato a Assault Suits Valken (anche conosciuto come Cybernator), titolo che non a caso era stato creato da Toshiro Tsuchida alcuni anni prima. Per essere un gioco d’azione, la storia del gioco non era male, ma gli avvenimenti non sono considerati canonici nella timeline di Front Mission, dato che ha luogo in un mondo a parte.

Nonostante la sua natura di spin-off, per la sua realizzazione vennero coinvolti nomi di rilievo come Yoshitaka Amano come character designer e alla composizione della colonna sonora addirittura Nobuo Uematsu (Final Fantasy), Yasunori Mitsuda (Chrono Trigger), Masashi Hamauzu (SaGa Frontier 2) e Junya Nakano (Threads of Fate).

Il titolo non uscì mai dal territorio nipponico e non subì alcun porting o riedizione. L’unico modo di giocarci in inglese è tramite una patch creata dal gruppo Aeon Genesis.

Front Mission 2

Front Mission 2

Vero e proprio seguito creato dal team di G-Craft, è stato uno dei titoli più importanti per lo sviluppo e la maturazione della serie. Uscito per PlayStation nel 1997, è stato il primo a introdurre non solo la grafica 3D, ma anche diverse caratteristiche di gameplay che saranno riprese anche in capitoli futuri.

Tra le novità introdotte ci furono le complesse animazioni che partivano automaticamente in occasione dei combattimenti tra wanzer. Nonostante fossero coinvolgenti da vedere risultavano a volte troppo prolisse e soprattutto richiedevano diversi secondi di caricamento; un’attesa estenuante se si considera che una singola battaglia poteva consistere in decine di scontri tra wanzer. In seguito Squaresoft rilasciò una versione aggiornata del titolo in cui era stata inserita l’opzione di skippare le sequenze animate di battaglia.

Front Mission 2 fu innovativo anche nella storia, ambientata durante un colpo di stato nella Repubblica di Alordesh (attuale Bangladesh), seguendo le vicende di ben tre protagonisti che andranno infine a incontrarsi alla fine dell’avventura per il climax finale. Peccato solo che anche questo titolo non sia mai stato portato fuori dal Giappone, costringendo gli appassionati a rivolgersi a una patch tecnicamente non perfetta.

Front Mission Alternative

Front Mission Alternative

Dato che i costi di sviluppo per Front Mission 2 furono molto ingenti, Squaresoft pensò di utilizzare il lavoro svolto con il tool grafico per lavorare contemporaneamente anche a un altro titolo di pari passo. Alternative uscì dopo soli tre mesi dopo Front Mission 2 ed è il secondo spin-off della serie.

Anche in questo caso il gameplay cambia radicalmente di stile, essendo uno strategico in tempo reale. Purtroppo la poca esperienza in questo genere si fa sentire e il gioco non risulta brillante quanto il suo fratello maggiore.

A differenza di Gun Hazard, la storia di Alternative fa parte del canone della serie, e nella timeline dei vari capitoli è il primo, dato che gli eventi hanno luogo nel 2034. Fu inoltre il primo della serie a comprendere ramificazioni di missioni e finali multipli.

Front Mission 3

Front Mission 3

Primissimo capitolo a ricevere ufficialmente una localizzazione occidentale, e purtroppo l’unico della serie principale a essere mai arrivato in Europa, Front Mission 3 uscì per PlayStation a cavallo tra il 1999 e il 2000.

Probabilmente proprio con la prospettiva di renderlo più facilmente appetibile a un vasto pubblico, Squaresoft attenuò la caratteristica profondità strategica della serie in favore di un approccio più immediato e user-friendly: le arene sono meno ampie, le unità del party sono state ridotte a un massimo di quattro, il sistema di classi è assente e in generale la difficoltà è stata abbassata. Se da una parte alcune feature di gameplay sono state accantonate, altre ne sono state aggiunte, e in generale la struttura di gioco è stata ottimizzata per evitare i problemi e le lungaggini tecniche che avevano afflitto Front Mission 2.

Particolarità molto apprezzata fu la presenza di due filoni narrativi possibili. Verso l’inizio dell’avventura il giocatore deve fare una scelta che lo porterà ad affrontare un’avventura piuttosto che un’altra completamente diversa; addirittura gli alleati di una storyline sono avversari nell’altra e viceversa. Si tratta quindi praticamente di due avventure in una.

Front Mission 4

Front Mission 4

Primo capitolo a uscire per PlayStation 2 nel 2004, purtroppo risultò un titolo prodotto in modo affrettato e approssimativo, che non seppe sostenere le aspettative del salto generazionale.

Le perplessità iniziano dall’aspetto grafico, migliorato rispetto al capitolo precedente, ma sottotono rispetto alle potenzialità della console e poco incisivo per l’utilizzo di colori blandi e oltremodo desaturati. Fortunatamente la politica di “downgrade” del gameplay decisa per Front Mission 3 venne accantonata in favore di un soddisfacente connubio tra ritorno alle origini e introduzione di novità interessanti, come il Link System; peccato solo per alcuni problemi di bilanciamento e intelligenza artificiale, oltre a un’interfaccia macchinosa.

La storia ci cala nei panni di due protagonisti e gruppi diversi in due parti molto distanti nel mondo: l’Europa e il Venezuela. A differenza di quanto accade in Front Mission 2, le due vicende non si incroceranno mai direttamente, ma saranno due prospettive diverse di un intrigo comune che siamo chiamati a sventare su due fronti diversi. L’idea fu interessante, ma lo stesso non si può dire dei personaggi poco caratterizzati e sviluppati.

Capitolo discreto ma non brillante, Front Mission 4 arrivò nel mercato americano ma non venne mai portato in Europa.

Front Mission Online

Front Mission Online 

Sviluppato parallelamente al quarto capitolo principale, con cui condivide lo stesso motore grafico, Front Mission Online è uno shooter in terza persona MMO uscito nel 2005 per PS2 e PC. Nonostante la sua natura, fu un capitolo canonico nella cronologia della serie, e la sua storia coinvolge avvenimenti e personaggi visti in altri giochi.

Anche se la struttura a turni non è presente, il gioco spinge il giocatore ad affrontare le missioni strategicamente coordinandosi con gli altri giocatori e rendendosi parte di un piccolo esercito. Nonostante non fosse un capitolo di punta, ricevette un buon supporto di bilanciamento e aggiornamenti costanti.

Il titolo ricevette un discreto appoggio dai fan, ma non uscì mai dal Giappone e i server vennero chiusi dopo tre anni di attività.

Front Mission 5

Front Mission 5: Scars of the War

L’ultimo capitolo principale della serie è quello che ne rappresenta il culmine qualitativo su ogni fronte.

Già sul versante grafico Square Enix ha usato un motore grafico evoluto da quello di Final Fantasy X che fa fare finalmente un vero salto di qualità alla serie, con sfondi più vibranti, wanzer più dettagliati, e il ritorno degli scontri animati direttamente da Front Mission 2 a dare quel tocco di dinamismo in più che finalmente l’hardware si può permettere senza rallentare il ritmo di gioco. Viene finalmente abbandonata la narrazione tramite sole finestre di dialogo e introdotte delle cutscene animate con modelli 3D. Per il comparto sonoro torna dal capitolo precedente il compositore Hidenori Iwasaki visibilmente maturato, e un doppiaggio solido per i protagonisti.

Le meccaniche gameplay sono un mix tra una base degli elementi di Front Mission 2 e le novità di Front Mission 4, a cui si aggiungono le varie feature viste lungo la serie e anche di nuove.

Oltre a rappresentare un passo avanti, Scars of the War è anche un tributo ai fan di vecchia data, ricoprendo un arco narrativo che comprende gli avvenimenti dei capitoli precedenti e li intreccia con le vicende dei protagonisti, chiudendo attraverso un diverso punto di vista tutte le questioni non risolte delle precedenti storie.

Nonostante qualche compromesso, Front Mission 5 è il climax della serie, ed è un immenso peccato che non sia mai uscito dal territorio giapponese. L’unico modo per poterci giocare in lingue inglese è infatti tramite una patch fan-made.

Front Mission 2089

Front Mission 2089

Nel 2005 venne rilasciato anche questo particolare capitolo della serie dedicato ai dispositivi mobile strutturato a capitoli che venivano resi periodicamente disponibili tramite download. Neanche a dirlo: solo in Giappone. Anche per adattarsi ai limiti hardware del tempo, il titolo si presentava graficamente come una versione rimaneggiata del primissimo Front Mission, e anche buona parte della colonna sonora era simile, mentre il character design e le cutscene vennero fatte in stile anime.

L’anno successivo uscì Front Mission 2089-II, un seguito diretto che riprende la storia dalla fine del primo, ma con un nuovo cast di personaggi.

Nel 2008 venne anche rilasciato Front Mission 2089: Border of Madness per Nintendo DS, un enhanced porting che include tutti i capitoli del primo Front Mission 2089 con alcune parti per legarne le vicende alla seconda parte. Purtroppo anche questa versione per console non è mai arrivata in occidente.

Front Mission Evolved

Front Mission Evolved

Nel tentativo di rilanciare il franchise e adattarlo a un pubblico più vasto, Square Enix decise di creare questo spin-off sradicandone completamente l’anima tattica e puntando sulla formula di uno shooter in terza persona, più simile ai vari Armored Core. Al di là della scelta del genere, nessuno della Product Development Division-6 venne coinvolto, a parte il producer Shinji Hashimoto, e anzi Evolved fu il primo caso di outsourcing della serie all’americana Double Helix (al tempo già autori di Silent Hill: Homecoming).

Il titolo è un reboot della serie e si colloca comunque diversi anni dopo Front Mission 5; un modo per lasciare una buona libertà agli autori e contemporaneamente permettere l’accesso anche a tutti coloro che non hanno giocato alla serie principale.

Peccato che Front Mission Evolved sia stata una delusione su quasi ogni punto di vista. Nonostante alcuni bei momenti, in generale come shooter si è rivelato troppo generico e blando, anche per via di numerose feature previste che vennero tagliate, e persino la modalità online venne privata di un congruo bilanciamento. Come Front Mission non poteva che deludere i fan della serie per il suo totale distacco dai suoi canoni.

Front Mission Evolved

Come scritto nelle prime righe di questo excursus, non c’è dubbio che la serie di Front Mission è stata per lo più gestita male. Il suo genere sicuramente non è di quelli che sa attirare milioni di utenti, ma i suoi picchi qualitativi e di vendite si sono verificati nelle occasioni in cui ha fatto quello che gli riesce meglio: un RPG tattico con una buona storia. Purtroppo non si è voluto rischiare abbastanza sul fronte della localizzazione globale, e si è troppe volte cercato di snaturarlo.

Left Alive sembra l’ennesimo tentativo di riportare la serie sul tavolo per vie traverse, ma al di là della qualità di questo (ennesimo) spin-off, non fa ben sperare sull’interesse a riportare Front Mission alla sua forma originaria. Non ci resta che incrociare le dita e sperare che Square Enix ci ripensi bene.

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