Photo Mode: la feature che fa la differenza

Photo Mode Horizon Zero Dawn

Quando ho giocato e recensito Horizon Zero Dawn ho tentato di comunicare l’assoluta magnificenza del mondo creato da Guerrilla Games. Quando il gioco è uscito, in troppi commenti ho letto laggente definirlo come uno dei tanti open world. Che è chiaramente una cavolata, ma vallo a spiegare a certi giocatori che si sentono tipo Joe Bastianich davanti a una peperonata. Del resto per apprezzare un lavoro fatto bene serve gusto, per sparare scempiaggini basta una connessione internet.

Poi successe una cosa particolare: in molti iniziarono a scoprire e utilizzare la Photo Mode e ho notato un crescere di apprezzamenti e centinaia di screenshot condivisi online come mai avevo visto prima. Cosa era successo?

Photo Mode Pokemon Snap Snorlax

Eppure la Photo Mode non è una feature così nuova, anzi prima di Horizon Zero Dawn l’abbiamo già vista diverse volte. Anche se è vero che la sua popolarità non è stata mai così alta come negli ultimissimi anni.

L’idea stessa di fotografare all’interno di un videogioco è parecchio vecchia in realtà. Ricordo la fotocamera in Metal Gear Solid per la prima PlayStation, anche se sottosfruttata; come ricordo l’interessante intuizione di Pokemon Snap (di cui sarebbe interessante un seguito). Anche se per parlare di Photo Mode vera e propria abbiamo dovuto aspettare giochi come Super Smash Bros. Melee e Gran Turismo 4, con l’effettiva possibilità di personalizzare l’inquadratura, la location e persino i filtri.

Solo che una volta salvati gli screenshot ti rimanevano a pesare sulla già scarsa memoria aggiunta delle console, quindi te ne tenevi solo poche, e l’unica cosa che potevi fare era tenerle per ricordo o mostrarle per pochi secondi agli amici. Dopodiché era molto probabile che le avresti cancellate in poco tempo.

Photo Mode Gran Turismo 4

Lentamente la Photo Mode ha continuato a farsi strada anche attraverso la generazione seguente. Ho preso in considerazione l’ambito console, ma ovviamente su PC le cose erano diverse; catturare screenshot era molto più semplice ed esistevano varie mod e tool per personalizzarli. È anche vero però che la loro attenzione si è impennata solo quando ha iniziato a diventare “a thing” per la controparte.

In particolare Sony ha puntato su questo aspetto sin dall’inizio dell’attuale generazione, con quel tasto Share sul DualShock 4 che in molti prima snobbavano con ironia e che adesso usano tutti. E finalmente la cattura di immagini, e persino video, ha acquisito molto più senso nell’era avanzata dell’Internet 2.0 e dei social, ormai emanazione virtuale delle nostre vite.

Ecco quindi che le Photo Mode sono prolificate sempre più. L’abbiamo vista subito in uno dei primissimi titoli per PS4, il sottovalutato Infamous Second Son, per poi manifestarsi in giochi come The Last of us Remastered, Batman: Arkham Knight, No Man’s Sky… Persino indie importanti, ma comunque dal budget limitato, come Firewatch e Hellblade: Senua’s Sacrifice l’hanno inserita. E pure la scettica Nintendo l’ha resa disponibile nel suo Super Mario Odyssey. E arriviamo fino al recentissimo Assassin’s Creed Origins, per il quale promette di essere particolarmente adatta.

Potrebbe sembrare una feature puramente ornamentale o inconcludente, ma per come la vedo racchiude un’importanza non indifferente.

Photo Mode Infamous Second Son

Affrontiamo subito il lato meno disinteressato della questione. È ovvio che per una software house uno dei motivi principali di includere una Photo Mode nel gioco è quella di dare uno strumento efficace ai giocatori di pubblicizzare gratuitamente il gioco, anche dopo mesi e mesi dopo la sua uscita. Perché un conto è scrivere su Facebook quanto ci sta piacendo e un altro è postare uno screenshot in una scena particolare catturata da una prospettiva particolare.

E ok. Ma non è solo questo, e non credo di peccare di ingenuità nel pensarlo.

Ancor prima di arrivare al punto vero e proprio è giusto anche evidenziare che non è cosa da poco la possibilità di immortalare specifici momenti durante le nostre avventure e tenerli da parte come un album fotografico da sfogliare quando vogliamo per ricordare l’esperienza. O anche condividerli con altri a distanza, in qualsiasi momento, per comunicare almeno in parte l’emozione che abbiamo provato. Già questo contribuisce ad approcciarci al gioco in modo diverso, a sentirci più “turisti” nel suo mondo.

Come anche non è indifferente la possibilità di esprimerci artisticamente attraverso le possibilità di tale modalità. Quella di esprimere noi stessi è una tendenza innata dopotutto. A prescindere dall’effettivo talento e dal risultato artistico vero e proprio, l’atto stesso di esplorare un mondo in modo diverso dal solito e cercare di catturare un paesaggio, uno scorcio, un dettaglio… è qualcosa che arricchisce la nostra esperienza e spinge inconsapevolmente l’attenzione anche verso noi stessi.

Photo Mode Assassin's Creed Origins

L’aspetto che però trovo più virtuoso nella Photo Mode è il fatto di essere uno strumento che gli sviluppatori ci danno per meglio apprezzare il loro lavoro. Ci sono artisti e level designer che impiegano una gran quantità di tempo, passione e fatica per creare stanze, edifici, mondi… Immaginate un lavoro congiunto di diverse persone per architettare e riempire di particolari un ambiente e sapere che il giocatore medio lo attraverserà in pochi secondi senza far caso a nulla.

Uno dei motivi per cui sono un giocatore abbastanza lento è che sono estremamente curioso: mi piace guardare certi dettagli, osservare in giro e apprezzare il lavoro fatto. Ma questo sono io, Un giocatore “normale” non ci fa molto caso. La Photo Mode invece dà un motivo in più per per fermarsi, riprendere fiato, guardarsi intorno, interessarsi. È un ulteriore canale indiretto che hanno designer e programmatori per farci notare cose che molto spesso restano inosservate.

Questa possibilità aiuta potenzialmente a cambiare la prospettiva e l’approccio verso i videogiochi. Attraversare un’area sapendo di poterla immortalare con un’ampia gamma di possibilità, e soprattutto dalla nostra personale prospettiva è molto diverso di attraversarla sapendo che migliaia di altri giocatori vedranno esattamente le stesse nostre cose, perché il gioco consente solo quella visuale.

L’ambientazione di un’opera dopotutto è una parte molto importante di una storia, e imparare ad apprezzarla contribuisce a valorizzare ed esaltare l’esperienza tutta.

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