PlayStation: la storia dopo 25 anni

PlayStation 25 anni

“You are not ready” sentenziava lo spot di PlayStation nelle TV americane degli anni ’90. Una catchline ideata per sfidare, attirare attenzione. Lo slogan l’ho conosciuto solo in seguito, ma devo dire che nel mio caso ci aveva decisamente azzeccato.

Sono passati 25 anni dall’esordio della prima PlayStation nel mercato videoludico e, invece di aggiungermi alle miriadi di articoli storici tutti uguali, di cui è pieno l’internet (da mo’), scelgo di condividere una prospettiva più intima e personale. Una storia.

Nel 1995 ero un nintendaro convinto, felice possessore di SNES, che era arrivato dopo NES e Game Boy. All’epoca leggevo diverse riviste specializzate, anzi le prosciugavo: leggevo tutto, anche gli articoli di giochi e console che non avevo. È così che ho conosciuto la nuova console in arrivo.

Devo ammettere che all’inizio ero indisposto, persino indispettito nei confronti di quella scatoletta grigia che faceva girare CD. Insomma, era Sony, un’azienda che produceva altri generi tecnologici. Mi sembrava un’intrusione di una società “casual” del settore in una competizione tra professionisti: Nintendo e Sega.

Mario Vs Sonic

Continuai quindi a rifiutare l’idea di poterla mai volere, mentre aspettavo gasato il Nintendo 64. Anche se era sempre più difficile far finta di niente mentre uscivano giochi come Metal Slug, Resident Evil, Street Fighter Alpha, Tomb Raider, Wipeout… Ma reggevo botta. Anche grazie a quella scatoletta miracolosa che era lo SNES che continuava a dare tante gioie e non si arrendeva al salto generazionale, tanto da riuscire a far girare, in qualche modo, Street Fighter Alpha 2 e Ultimate Mortal Kombat 3 (e non era poco).

C’è da precisare che erano gli anni ’90, ed ero un ragazzino. Quasi nessuno aveva più di una console, costavano tanto, quindi bisognava scegliere bene cosa farsi comprare dai genitori. Era il corrispettivo teen di farsi regalare una macchina.

Arrivò dunque il 1997 e misi finalmente le mani sul N64. Ero soddisfattissimo, sia chiaro, e anche se era tosta metter da parte i soldi ogni per i giochi (la differenza di prezzo si faceva sentire) mi divertivo genuinamente. Continuavo a vedere ottimi titoli usciti e annunciati sulla PlayStation, ma non potevo farci niente. La scelta era presa e non mi sentivo neanche di aver fatto quella sbagliata. Semplicemente non potevo avere tutto.

Poi successe che un mio amico mi fece vedere Final Fantasy VII, e rimasi stregato. Non potevo avere la console, ma almeno a quel gioco dovevo giocare. Ci scambiammo quindi le console e lo divorai.

FFVII Midgar PlayStation

Nel frattempo uscivano Castlevania: Symphony of the Night, Oddworld: Abe’s Oddysee, Tomb Raider II e si profilavano all’orizzonte i vari Resident Evil 2, Parasite Eve, Tekken 3. Ignorare cotanta abbondanza era impossibile, complice anche l’adolescenza che incalzava e che reclamava qualcosa di più crudo dei colorati giochi Nintendo.

Alla fine, senza capricci, i miei me la regalarono. Anche perché da poveri stolti lungimiranti economi contavano sul fatto che avrei potuto masterizzare i giochi e risparmiare parecchi soldi. Negli anni ho accumulato diverse decine di giochi, originali. E credo di non dover aggiungere altro.

PlayStation pad minimal

Non sarò mai un sonaro coi paraocchi, ma a PlayStation vanno sicuramente riconosciuti molti meriti. Il diverso approccio agli utenti, che si sono moltiplicati esponenzialmente decretando la seconda grande ondata di massificazione del videogioco nel mondo; talmente grande che dagli anni ’90 la parola “PlayStation” è stata usata come sinonimo di console. Ma anche l’ambizione di rinnovare le potenzialità del medium, puntando tutto sul supporto CD e la facilità di programmazione, che ha permesso agli sviluppatori le prodezze che conosciamo bene.

Il resto, come si suol dire, è storia.

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