Brothers: A Tale of Two Sons

Fa bene ogni tanto allontanarsi dai titoloni più importanti e immergersi in un gioco senza troppe pretese, magari neanche nuovo. Uno di quei giochi di cui hai sentito parlare bene ma che, per sua natura, non è riuscito a catturare i riflettori della grande massa. Giocarci per il puro piacere di farlo.
È esattamente quello che mi è successo con Brothers: A Tale of Two Sons, un titolo dal sapore indie che è stato per me un’autentica, piacevole sorpresa.

Batman: Arkham Knight

Quella di Rocksteady non è una seriuccia da quattro soldi. Batman: Arkham ha portato innovazione e raffinatura al genere degli action-adventure con le sue meccaniche di gioco, ha contribuito (assieme ai film di Nolan) all’incremento di popolarità dell’eroe DC nell’immaginario collettivo, ed è stato un raro esempio di riuscitissimo tie-in di un fumetto.

White Night

È raro che si incontri un videogioco che metta al centro una visione, un vero e proprio esercizio di stile. Vuoi per opinabili esigenze di mercato, vuoi per un fisiologico impulso a spingere verso i limiti le potenzialità dei vari motori grafici, la maggioranza dei grandi titoli punta sulla grafica come a una gara a chi ce l’ha più lungo in fatto di fotorealismo, effetti speciali e i tanto blasonati fps.
Fortunatamente il fenomeno degli indie sta cambiando le cose. Gli sviluppatori, limitati dal budget, puntano più sulla qualità del gameplay e su stili grafici più semplici ma originali e alternativi.
È il caso di White Night, primo titolo dei francesi di OSome Studio (che tra l’altro si sono dati un nome fantastico!) che utilizzano uno stile visivo semplice ma efficace.

Mirror’s Edge

Dopo davvero tanto tempo dall’uscita di Mirror’s Edge, mi sono ritagliato una manciata di ore per provare finalmente questo discusso gioco. Letti tanti pareri contrastanti in giro nell’internet, ma mai invogliato a provarlo davvero, la spinta finale me la diede la stessa Electronic Arts quando lo scorso dicembre ne mise il download gratis per PSN Plus. E allora proviamolo va’.

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