Xenogears: 20 anni di un capolavoro cult

Xenogears

Quando mi sono reso conto che sono passati 20 anni dall’uscita di Xenogears, due sono le cose principali a cui ho pensato. La prima è stata la banale constatazione che il tempo vola davvero, mentre mi tornavano in mente flash incredibilmente vividi legati a questo gioco. In particolare ricordo come nel 1998 questo ragazzino un po’ introverso che preferiva trascorrere il tempo libero con un libro in mano o immergendosi in mondi digitali munito di joypad, riceveva da un amico due CD Verbatim: copertina bianca e titolo scritto a pennarello. «Prova questo. È tipo Final Fantasy, ma coi robbottoni!»: una presentazione grezza ma sorprendentemente efficace.

La seconda cosa su cui ho riflettuto è che dopo tutto questo tempo, dopo innumerevoli run, dopo averlo lodato e consigliato fino all’esasperazione, se qualcuno mi chiedesse di spiegare in modo chiaro e preciso perché Xenogears è così speciale mi troverebbe in difficoltà. È paradossale in effetti come uno dei titoli più ermetici mai creati sia allo stesso tempo così amato fino alla venerazione, almeno da quella mai troppo ampia fetta di giocatori che ci ha giocato.

Quindi quale modo migliore per commemorare il mio gioco preferito di sempre con qualche riga in cui cerco di dare finalmente forma alla sua grandezza?

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