The First Tree: la riscoperta degli affetti

The First Tree

Quando i ricordi si cristallizzano nell’inconscio, la mente crea figure, sogni, allegorie. Forme di auto-comunicazione che possono farci ricongiungere con noi stessi e con il valore della vita. Soprattutto se si ha la fortuna di avere qualcuno vicino che ci tiene la mano.

The First Tree è una delle creazioni indie più intime ed emotivamente cariche a cui abbia giocato ultimamente. Un titolo che, in questo periodo di isolamento, è riuscito a sussurrarmi quanto umana sia l’importanza della famiglia. Quella vera.

The First Tree

Creato da David Wehle come reinterpretazione di un evento della sua vita realmente accaduto, il gioco è stato semi ignorato e rimasto impigliato in quel folto sottobosco di indie “narrativi” creati più per raccontare una storia e trasmettere emozioni che per mettere alla prova la nostra bravura col joypad. Quei titoli che gli idioti catalogano con l’insopportabilmente epiteto di “walking simulator” e di cui i superficiali (anche tra i critici) sminuiscono la valenza. È disponibile su Switch, PS4, Xbox One e PC.

The First Tree ci vede nei panni di una volpe alla ricerca dei suoi cuccioli, ed è la manifestazione di un sogno di Joseph, vero protagonista della storia, che si confida con la moglie Rachel, aprendosi sempre più e parlando della sua giovinezza e del rapporto col padre.

Esaminando le varie ambientazioni dell’Alaska troveremo alcuni oggetti che fanno parte della vita di Joseph e proseguendo nell’esplorazione sbloccheremo delle parti del suo racconto, che ascolteremo sotto forma di voce narrante accompagnata da quella della moglie. È un viaggio nei ricordi di un uomo, nel suo stato d’animo conflitto, nel suo rimorso.

The First Tree

Graficamente The First Tree appare come il classico gioco low-poly creato in Unity, tecnicamente claudicante e dalla fisica approssimativa. Ma gli ampi ambienti naturali dal design cartoonesco e l’atmosfera onirica sono davvero suggestivi. La dichiarata influenza di Firewatch e Journey sull’autore si percepisce chiaramente.

Il gameplay è accessorio rispetto alla narrazione. Ci sono delle timide sessioni platform e qualche puzzle ambientale, ma il grosso risiede nella semplice esplorazione. Non è sicuramente un titolo da giocare se avete voglia di azione o mettervi alla prova. Non è il suo intento.

The First Tree

Nell’avventura della volpe attraverso gli incantevoli panorami dell’Alaska si incastra alla perfezione la colonna sonora di Josh Kramer (che ho scoperto grazie a questo titolo). I brani eseguiti al pianoforte sono calmi, intensi, sublimano alla perfezione gli stati d’animo del protagonista ed esaltano maestosamente tutta l’esperienza.

Sono rimasto totalmente rapito dal racconto di Joseph e dallo scambio di parole con Rachel, doppiati dallo steso David Wehle e dalla moglie. La storia è coinvolgente e credibile, e si sente quanto sia ispirata da emozioni reali. Il loro scambio di battute è intimo e intenso. Non è qualcosa recitato con verve drammatica, ma trasmette benissimo quanto sia personale e autentico.

Potete trovare tutti i difetti che volete a The First Tree è fin troppo facile. Ma manchereste il punto della sua esistenza.

Non sono mai stato una persona attaccata ai valori della famiglia, eppure quest’opera è riuscita a toccare delle corde profonde. In questa situazione in cui molti di noi sono costretti a rimanere lontani da genitori e parenti, The First Tree mi ha aiutato a ragionare e riscoprire la profondità del rapporto familiare, in particolare con mio padre. E sì, ha saputo commuovermi.

È il gioco perfetto per spingerci ad approfittare del tempo che abbiamo a disposizione per connetterci con coloro che hanno fatto tanto per noi, a superare eventuali dissapori o silenzi, a reagire per non avere rimpianti un domani.

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